domenica 21 febbraio 2016

Non sprecare

Non sprecare è un comandamento con il quale sono cresciuta.
Ci insegnavano a fare gran conto di tutto poiché ogni cosa costava soldi e fatica.
Sono cresciuta con l'idea" dell'asserbare" e del"fare a miccino" e se questi termini toscani non sono conosciuti da tutti, il senso era certamente  lo stesso in tutta Italia per quelli della mia generazione cresciuti in famiglie  che vivevano di lavoro.
I vestiti e le scarpe  passavano di figlio in figlio. Io odiavo i sandali con gli occhi laterali che l'anno successivo ne avevano uno anche in punta così che le dita ,cresciute troppo per il portafoglio ,uscivano libere fuori dalla suola.
Tutto era povero non solo il cibo.
Oggi si parla di piatti poveri,  ma in generale i condimenti e gli ingredienti abbondano. 
Allora la cucina era povera non per moda ma per necessità.
Ogni massaia si ingegnava  in economia domestica per far quadrare il bilancio della famiglia.
Molte ricette ancora oggi in voga erano pensate per utilizzare avanzi o ingredienti  che magari avevano perso freschezza e fragranza come ad esempio il pane.
Adesso ribollita, acqua cotta, panzanella, pappa al pomodoro vengono serviti come piatti della tradizione con il dovuto riconoscimento ma per me erano piatti di quotidianità, spesso accolti con poco entusiasmo perché si sapeva bene che erano cucinati per utilizzare il pane raffermo.
Se in Quaresima era imperativo mangiare di magro per gli altri giorni dell'anno non faceva molta differenza. Nella lista dei cibi da portare in tavola, i grassi animali erano rari, spiccavano invece pane, polenta, zuppe o minestre di ortaggi. I genitori ci raccontavano anche di peggio quando per il "companatico” della povera gente, emblema del periodo, era l’umilissima aringa , arida e secca, ma forte di sapore e di odore.Doveva solitamente bastarne una sola per tutta la famiglia, sia affumicata o ravvivata ai ferri. Nelle case più povere delle nostre montagne la tenevano appesa penzoloni ai legni del soffitto,sopra la tavola, ad altezza d'uomo, per sfregarla sopra la fetta di polenta perché prendesse un po' di sapore.Quindi a detta dei nostri genitori noi eravamo fortunati anche se in tavola c'era il pane raffermo cucinato e reso appetibile dall'aggiunta di altri saporiti ingredienti.
La mamma consegnandomi la fetta di pane a merenda con un frutto o altro accompagnamento, per evitare che  buttassi il pane mi diceva che alla mia morte mi avrebbero acceso il dito mignolo e mandato in giro con quel lumicino a cercare le briciole di pane sciupato. L'immagine macabra di quella dolorosa e sinistra luce mignolina  mi accompagnava durante la merenda ma confesso che a volte il pane lo gettavo ugualmente. Eravamo abituati a favole  con lupi affamati , bambini abbandonati , Cenerentole sfruttate  e non siamo cresciuti né fragili né impauriti forse perfino  fiduciosi di poter combattere una matrigna cattiva, un orco, una strega maligna e spegnere con un forte soffio un mignolo incendiato.

Già altre volte ho decantato il pane toscano ed ancora più quello pratese, sciocco ma dalla consistenza e dal sapore inconfondibili ,di grande resa in cucina fresco, raffermo o secco, al  naturale o leggermente arrostito.Ecco tre ricette che ci aiutano a non sprecarlo per non perdere il nostro dito mignolo.

STRANGOLAPRETI TOSCANI DI CAVOLO NERO
Ingredienti per 4 persone: 200 g di pane raffermo o secco, 400 g di cavolo nero crudo o spinaci, 70 g di farina, 2 uova,  circa 3/4 di litro di brodo vegetale o latte, 50 g di parmigiano  o pecorino grattato(facoltativo), noce moscata q.b, sale, pepe, burro e olio evo q.b per la salsa alla salvia, salvia q.b.


Spezzare il pane e metterlo in una terrina con il brodo vegetale tiepido, lasciare in ammollo finché non sia ben bagnato.
 Sfogliare il cavolo, lavarlo e lessarlo.


Scolare il cavolo nero ,strizzare molto  bene e tritare.

Strizzare anche il pane per eliminare l'acqua e aggiungere il cavolo.


Sbattere le uova ed amalgamarle al composto, 
Aggiungere la farina, il formaggio, la noce moscata, il cavolo nero, sale, pepe. 
 Amalgamare bene il composto. 
 Con due cucchiai bagnati prelevare il composto di pane e formare   le quenelle  

 Oppure con le mani fare delle palline.
     In una pentola portare a bollore abbondante acqua e salare.

Tuffare gli strangolapreti pochi per volta in pentola nell'acqua bollente.

 Sono cotti appena salgono a galla.


Scolare ed adagiare in una padella.

 Frullare con il minipimer la salvia con poco olio e latte aggiungere il burro morbido per  poco per volta fino ad ottenere una salsa  aromatizzata alla salvia dalla consistenza cremosa.

Saltare in padella gli strangolapreti  con la crema di burro alla  salvia e pecorino grattato.
 Disporre nel piatto con poca crema alla salvia.

 Questi strangolapreti sono buoni anche semplicemente conditi con olio e pecorino o parmigiano e una spolverata di pepe.
 Ottimi anche con il tartufo.




TORTA DI PANE E CARCIOFI

Ingredienti per 4 persone: 400 g di pane raffermo, circa 500 g di latte  o brodo vegetale,  3 carciofi, 4 uova, 150 g di salsiccia, mortadella prosciutto cotto o altro salume a disposizione, 60  g parmigiano o altro formaggio a disposizione, sale, pepe, olio extravergine q.b.

Pulire i carciofi eliminando le foglie esterne, tagliarli a fette, saltarli in padella con poco olio evo sale e pepe.
 Mettere a bagno il pane, far ammollare, strizzare e frullare leggermente nel robot, poi far insaporire con i carciofi per 5 minuti.
 Far intiepidire il composto ed unire il parmigiano, i salumi a dadini piccoli e le uova, aggiustare di sale e amalgamare.
Ungere una teglia da forno con burro, livellare il composto ad altezza di circa 1,5 cm. 
Cuocere a 170° per 30 minuti circa.



TORTA DI PANE E CIOCCOLATO

Ingredienti: 250 g di pane raffermo, 180/200 g di zucchero semolato o di canna, 50 g di burro, 1 uovo, un bicchierino di rum, 50 g di cacao amaro, 150 g di cioccolato fondente, un pizzico di sale, 50 g di mandorle tritate, 3/4 di litro di latte.


Mettere a scaldare il latte fino a farlo diventare caldo ma non bollente. 

Spezzettare il  pane. 

Aggiunge il  latte al pane  lasciare riposare, mescolando una o due volte, 
 in modo che il pane assorba tutto il latte e si ammorbidisca. 

 A parte sciogliere il  cioccolato a bagnomaria o con qualche cucchiaio d'acqua.
Mettere nel robot da cucina il pane col latte, il burro molto morbido,
 l'uovo, lo zucchero, le mandorle tritate, il rum e un pizzico di sale

Frullare.
 Aggiungere  il cacao, il cioccolato fuso tiepido, il rum ed azionare fino ad ottenere una pasta omogenea dal colore uniforme. 

Mettere l’impasto nella tortiera imburrata e infarinata .


Cuocere in forno per circa 50'a 170 ° verificando la cottura col metodo dello stuzzicadenti. 
Sfornare, far raffreddare leggermente infine sformare. 


Servire spolverando con zucchero a velo vanigliato.
All'impasto si possono aggiungere uvetta, noci , nocciole o canditi.

Servire con panna  anche leggermente montata poco zuccherata e  aromatizzata con cannella in polvere.



9 commenti:

  1. ottimi...così come la filosofia!!!

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  2. No, non mi sono commentata da sola!!Non arrivo a tanto!Chi sei?

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. La migliore filosofia, non solo in ambito gastronomico... :)
    Piacere di conoscerti, ti scopro per caso e... sai che le cose migliori molto spesso capitano per caso? :)

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    1. Grazie del bel complimento. Felice di esserti utile in qualche modo,

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  6. E' si, lo spauracchio del lumicino alla ricerca delle briciole perdute era veramente angosciante specialmente quando a me dicevano che le dovevo raccogliere in un "panierino" sfondato .... comunque il Pane di Prato è unico ed io che ne sono ormai troppo lontano quando ho "la fortuna" di poterne avere adesso un pò magari portato da un parente un amico non rischio nessun supplizio alla ricerca delle briciole perchè ...non ne faccio più!
    Una fetta di buon pane Pratese e un pò di Salame Toscano per me sono la miglior ricetta che esista !

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    1. Concordo...pane e salame... e concordo pure per l'angoscia!

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