sabato 19 marzo 2011

Mio padre

La cosa che credo di non aver mai perdonato a mio padre è stata quella di invecchiare, con tutto ciò che comporta questa parola, mentre gli ho perdonato di aver perso interesse per la propria vita e di aver deciso di poter morire, che poi sono in realtà due facce della solita medaglia.
Quando penso a lui lo vedo giovane, gli corro incontro, lo stringo forte alle gambe; era un uomo di piccola statura ma a me bimba sembrava un gigante , rappresentava la forza, con lui niente mi spaventava , questo deve essere il padre per ogni bambino.
Bastava il suo sguardo serio ad intimorirmi, ma un suo stesso sguardo all’occorrenza mi infondeva sicurezza e nel lettone il calore del suo corpo era la panacea di tutte le paure.
Quando cominciava ad imbrunire mi avviavo giù per la viottola fra i campi verso la strada principale e quando la sua bicicletta imboccava la strada bianca cominciavo a correre, lui agitava la mano, il nostro era un tacito appuntamento, tornava dal lavoro ed io lo attendevo per salire sulla canna della grande bicicletta nera, orgogliosa di arrivare con lui nell’aia.
Mi prendeva fra le braccia e mi issava davanti a lui, io alzavo la mano , agguantavo il suo cappello e me lo ficcavo in testa, il borsalino di pelle nera odorava di brillantina, il babbo la metteva sui capelli per tenerli lisciati all’indietro come usava allora, la tesa mi calava sugli occhi, non vedevo quasi niente ma il mondo intero era lì con me.
Questa è l’immagine più ricorrente della mia infanzia con lui, forse per la tenerezza e l’intimità di quel momento, forse perché mio padre in quelle occasioni mi pareva particolarmente bello, pedalava con sicurezza, la bici non oscillava, mi sembrava di volare ed ero certa che con lui non sarei mai caduta, appoggiavo le mie piccole mani sulle sue forti braccia; io ero la sua bambina e lui era il mio babbo.

Per la festa di San Giuseppe, che ai tempi in cui ero piccola non si identificava con la festa del papà, in casa mia usava fare le firttelle di riso ed io rispetto la tradizione!!

Comunque auguri a ogni babbo!


FRITTELLE DI RISO

INGREDIENTI:

250g di riso originario, 750 g di latte o 375g di latte e 375g d’acqua
scorza di limone, 50g di zucchero, 15g di burro ,1 bicchierino di rum,
40/50 g di farina, 2 uova intere e 1 chiaro, 1 pizzico di sale, 1 bustina di lievito, uvetta e pinoli a piacere , olio per friggere, zucchero a velo.

Cuocere il riso il giorno prima.
Mettere in una casseruola il riso, il latte, il burro, lo zucchero, la scorza di limone. Far cuocere a fuoco lento molto o meglio moltissimo. Il riso una volta freddo risulterà sodo e colloso.

A questo punto si uniranno i 2 rossi d’uovo,il rum, la farina, il lievito,

uvetta e pinoli.

Montare moltissimo le chiare con il pizzico di sale e aggiungerle
mescolando adagio.

Friggere in padella, nell’olio caldo, dosando le frittelle con un cucchiaino. Lasciarle dorare.
Scolare adagiandole su carta per fritto.
Spolverizzare di zucchero a velo e servire tiepide.

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